Decreto IRPEF governo Renzi: come aumentare da 80 a 100 euro il bonus in busta paga grazie al fondo pensione
Lavoro

Decreto IRPEF governo Renzi: come aumentare da 80 a 100 euro il bonus in busta paga grazie al fondo pensione

Ultimamente è in corso un ampio dibattito su come utilizzare gli 80 € che da maggio i dipendenti con reddito fino a 24.000 € si ritroveranno in più in busta paga.

Ecco chi riceve il bonus IRPEF di 80 euro del decreto Renzi in busta paga
Il bonus Irpef viene applicato ai lavoratori dipendenti, compresi cassaintegrati e  disoccupati con indennità. E’ calcolato sul reddito complessivo annuo (al netto del reddito dell’unità immobiliare adibita a ad abitazione principale e delle relative pertinenze) e viene diviso per il numero di stipendi che verranno percepiti da maggio a fine anno. Il bonus viene rapportato al periodo di lavoro svolto nell’anno ed è riconosciuto automaticamente in busta paga.
Per redditi compresi tra 8.000 e 24.000 € la detrazione è di € 960. Per i redditi compresi tra i 24.000 e 26.000, invece, la detrazione viene calcolata in base al reddito. Di seguito una tabella che indica l’importo annuo che è possibile ricevere in base alle varie fasce di reddito:

80euro Renzi

Il dibattito su come usarli
C’è che dice che sono solo una presa in giro e non serviranno a molto e c’è chi al contrario mostra scontrini della spesa da 80 € dimostrando l’utilità di tale importo.

Anche noi di Un Post Protetto proviamo a dire la nostra, senza avere la pretesa di sapere quali sono le necessità delle famiglie italiane, ma invitando semplicemente ad una riflessione, con l’ausilio di dati e statistiche.

Guarda l’infografica e scopri come gli 80€ possono diventare 100€ 

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Bonus IRPEF di 80 euro del decreto Renzi in busta paga

Il nostro ragionamento parte da due dati di fatto:

1) Vivremo più a lungo

Per la prima volta nella storia, nel 2011, l’aspettativa di vita alla nascita in media tra i paesi OCSE ha superato gli 80 anni, un aumento di 10 anni rispetto al 1970.Si prevede che oltre la metà dei bambini nati oggi possa arrivare al centesimo compleanno.
L’Italia è già  il secondo paese al mondo per popolazione anziana, il 27% del totale (sarà il 38% nel 2050), seconda solo al Giappone e già oggi, in media, le donne italiane stanno in media in pensione per 26 anni e gli uomini 21.

2) La pensione pubblica non basterà più

Con l’entrata in vigore delsistema contributivo, lo stato pagherà la sola pensione frutto dei contributi versati, senza più integrazioni. Mentre attualmente a beneficiare dell’aggiunta pubblica sono quasi 7 milioni di prestazioni, pari al 30% del totale di quelle erogate.
Uno sguardo alle simulazioni della busta arancione permette di scoprire come, per esempio, al dipendente ventitreenne assunto nel 1996, che si ritirerà nel 2037 con 65 anni d’età e 39 circa di contributi, spetterà una somma pari a circa il 65% dell’ultimo decennio di stipendio; peggio andrà all’autonomo, per il quale la percentuale scenderà fino al 50%.

3) Cosa fare quindi?
E’ necessario pensare oggi al proprio futuro, e la previdenza complementare, oltre a costruire una pensione integrativa e offre numerosi vantaggi fiscali. Ad esempio trasforma gli 80 euro del bonus IRPEF in 100 euro.
– Mario è un giovane avvocato di 30 anni avrà probabilmente una pensione pubblica che gli coprirà meno del 50% del suo ultimo stipendio;
– Decide quindi di versare  80 euro al mese in un fondo pensione;
– Grazie alla deducibilità fiscale dei versamenti fatti sul fondo pensione pagherà meno tasse per 259 euro l’anno (21,6 euro al mese) (con reddito di 24.000 euro, il beneficio aumento con l’aumentare del reddito perché è relativo all’aliquota irpef);
– In pratica quindi gli 80 euro di tasse in meno diventano 101,6 euro al mese;
– Inoltre Mario si ritroverà a 65 anni con una posizione maturata di circa 66.347,06 euro. (Mantenendo il versamento fisso a 80 euro per tutto l’arco della carriera lavorativa).
Clicca qui per vedere altri esempi


4) Come avere il bonus IRPEF di 80 euro del decreto Renzi in busta paga se superi di poco la soglia?

Il bonus scatta in relazione al reddito complessivo .Se hai già un fondo pensione e superi di poco la quota 24.000 euro di reddito, puoi fare dei versamenti aggiuntivi tramite datore di lavoro sul tuo fondo pensione, abbassando il tuo reddito da lavoro dipendente e rientrando così nella soglia e beneficiando del bonus.
Il bonus scatta solo quando i versamenti sono trattenuti dal datore di lavoro in busta paga. Solo in questo caso si riduce il reddito complessivo e può scattare il bonus.
Se il versamento è diretto, esso è solo un onere deducibile e si riduce il reddito imponibile ma non il reddito complessivo.

Ecco 3 esempi:
A. Reddito da lavoro dipendente: € 26.000 –> versando 2.000 € nel fondo pensione, se ne recuperano 1.500.

Se verso 2.000 € nel fondo pensione tramite datore di lavoro, oltre a recuperare 540 € per la deduzione (27%) ho anche il bonus di 960 €, che non mi spetterebbe in mancanza di versamento.
Sintesi: 2.000 € nel fondo pensione mi costano 500 € di reddito netto in meno (2000-1500).

B. Reddito da lavoro dipendente: € 28.500 –> versando 4.500 € nel fondo pensione, se ne recuperano 2.230.
Se verso 4.500 € nel fondo pensione tramite datore di lavoro, oltre a recuperare 1.270 € (il 27% di 4.000 + il 38% di 500) per la deduzione ho anche il bonus di 960 €, che non mi spetterebbe in mancanza di versamento.
Sintesi: 4.500 € nel fondo pensione mi costano 2.270 € di reddito netto in meno (4.500-2.230).

C. Reddito da lavoro dipendente: € 31.000 –> versando 7.000 € nel fondo pensione, se ne recuperano 3.180. (caso del neo-assunto post 2007)
Lavoratore che ha iniziato a lavorare nel 2007 e nel 2007 si iscrive a un fondo pensione. Dopo 5 anni dall’adesione gode di una extra-deducibilità (cfr. art. 8, comma 6, D.Lgs. 252/05[1]).
Se versa 7.000 € nel fondo pensione tramite datore di lavoro (deducibili in quanto post 2007), oltre ai vantaggi della deduzione – recupero 2.220 € (1080 €, il 27% di 4000 + € 1140, il 38% di 3000), riceve anche gli 80 € netti al mese (960 €), che non spetterebbero in mancanza di versamento.
Sintesi: 7.000 € nel fondo pensione mi costano 3.820 € di reddito netto in meno (7.000-3.180).

Infine ci teniamo a sottolineare che  la nostra proposta, pur essendo valida e basata sui dati reali, non pretende certamente di essere l’unica soluzione. E’ semplicemente uno spunto di riflessione che offriamo ai nostri lettori.

Fonti:

[1] Art. 8, comma 6, D.Lgs. 252/05 “Ai lavoratori di prima occupazione successiva alla data di entrata in vigore del presente decreto e, limitatamente ai primi cinque anni di partecipazione alle forme pensionistiche complementari, è consentito, nei venti anni successivi al quinto anno di partecipazione a tali forme, dedurre dal reddito complessivo contributi eccedenti il limite di 5.164,57 euro pari alla differenza positiva tra l’importo di 25.822,85 euro e i contributi effettivamente versati nei primi cinque anni di partecipazione alle forme pensionistiche e comunque per un importo non superiore a 2.582,29 euro annui”.

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