logo_post_protetto
logo_laterale

Perché il Covid fa perdere gusto e olfatto

Perché il Covid fa perdere gusto e olfatto

Anosmia e ageusia, in parole più semplici, perdita di olfatto e gusto. Sino a un anno fa, queste condizioni spesso transitorie destavano preoccupazione solo in alcuni casi. Oggi, lo scenario è cambiato: siamo, infatti, tutti consapevoli che perdere gusto e olfatto può essere un evidente sintomo di Covid-19.

Ma capiamo perché.

Perdita di gusto e di olfatto: il legame con il Covid-19

La scomparsa delle sensazioni olfattive e delle percezioni gustative, assieme a febbre, tosse secca e forte astenia (ma non solo), può essere un sintomo dell’infezione da SARS-Cov-2 in corso. Dunque, mai sottovalutare la condizione qualora si presentasse, anche in assenza di altri campanelli d’allarme. 

Le cause? Si è ormai fatta concreta tra i ricercatori l’idea che il nuovo Coronavirus utilizzi la via nasale per raggiungere l’encefalo; quando inaliamo l’aria, portiamo nella cavità nasale delle molecole che stimolano e attivano l’epitelio olfattivo, facendoci percepire così gli odori. I tessuti epiteliali del naso presentano recettori neuronali che si legano alle molecole chimiche introdotte respirando, dando il via a un segnale che potremmo definire “elettrico”, un impulso trasmesso direttamente al cervello.

Sono gli assoni (i conduttori degli impulsi) a inviare i segnali a particolari cellule nervose del bulbo olfattorio. Nella corteccia frontale del cervello si trova l’area olfattiva ed è qui che le informazioni ricevute si trasformano in sensazioni, in odori. Una macchina perfetta, dunque, intaccata però dal virus che si fa strada con grande facilità.

Tutto parte da una alterazione dell’epitelio nasale e, nello specifico, dalle cellule che supportano i neuroni olfattivi, che sono ricche di recettori ACE2, a cui si lega il Coronavirus per entrare nell’organismo e replicarsi, generando l’infezione.

In particolare, da alcune TAC e risonanze magnetiche delle cavità nasali effettuate su pazienti sintomatici, è emersa un’infiammazione dei solchi olfattivi, causa del blocco delle molecole odorose, non più in grado di raggiungere l’epitelio olfattivo.

Una buona notizia? Secondo alcuni studi, questa condizione è transitoria e compare soprattutto nei casi di forma lieve di Covid-19.

Covid-19: quanto dura la perdita di gusto e di olfatto

Si parla, mediamente, di fenomeni passeggeri, che possono durare da alcuni giorni a 4-5 settimane.

In generale, gli esperti affermano che si tratti di disturbi che compaiono nella fase media della malattia; quando il paziente ritorna a percepire odori e sapori, la prognosi si fa positiva, espressione di una riduzione della carica virale.

Pazienza e attenzione ad eventuali altri disturbi sono necessarie, nell’attesa di recuperare le funzioni neurologiche. Spray nasali/orali o altre soluzioni non hanno alcuna comprovata efficacia, dunque non è consigliato il loro utilizzo.

Quando la perdita di gusto e olfatto dura sino a 5 mesi

Secondo uno studio dell’Università del Quebec a Trois-Rivieres, l’ageusia e l’anosmia possono durare anche sino a 5 mesi dal momento dell’infezione. Nel dettaglio, all’indagine preliminare hanno preso parte in totale 580 partecipanti nella fase iniziale della malattia. Di questi, 297 ha riferito di non aver ancora l’olfatto dopo 5 mesi dalla diagnosi. Non molto diversa la situazione per quel che ha riguardato il gusto. Il 38% dei pazienti ha affermato di non averlo ancora riacquistato completamente a distanza di mesi.

Donne e uomini: chi è più colpito?

Difficile dare una risposta certa; parliamo, infatti, di primi dati che segnerebbero una maggiore incidenza della perdita di olfatto e gusto nelle donne che, sinora, hanno dimostrato di avere forme meno gravi di infezione respiratoria, assieme ai più giovani. 

Ovviamente, sono in corso numerose ricerche, per definire una più chiara differenza di genere e di età per questo sintomo che, ricordiamo, colpisce soprattutto le popolazioni occidentali, nel 64% dei casi di infezione.

Come allenarsi a recuperare l’olfatto

Ma esiste un modo per recuperare l’olfatto più velocemente? Si parla di un vero e proprio training olfattivo, un allenamento utile e semplice.

Ai pazienti sono dati alcuni aromi naturali, come la rosa, il limone, il chiodo di garofano (o altri olii essenziali), in modo che possano ogni giorno, per circa mezzo minuto, sforzarsi di percepire gli odori. L’esercizio dovrebbe essere costante, per ottenete nel tempo (sperando il più breve possibile) dei risultati.

Quando la perdita dell’olfatto si trasforma in parosmia

E se l’olfatto non tornasse del tutto? In alcuni casi, si parla di parosmia, ovvero di una distorsione degli odori. Quelli che un tempo erano profumi piacevoli diventano odori molto sgradevoli. Ma non solo: questa condizione rende anche il cibo apparentemente disgustoso e complica gesti semplici come lavare i denti (alterando il sapore del comune dentifricio).

Anche questa condizione è solitamente passeggera, seppur possa durare più a lungo, come sostengono gli esperti. In ogni caso, è bene parlarne con il proprio medico, essendo il senso dell’olfatto così importante, anche per la memoria, l’umore e l’emotività in genere. Un pizzico di fiducia e positività possono poi sempre aiutare.

Ottieni una prima diagnosi in pochi minuti: clicca qui.

In collaborazione con pazienti.it

Fonti:

https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/joim.13209
https://jamanetwork.com/journals/jamaotolaryngology/fullarticle/2767779
https://link.springer.com/article/10.1007/s00405-020-06120-6
http://www.britishrhinologicalsociety.org.uk/index.php
https://www.aan.com/conferences-community/annual-meeting/

Il Gruppo AXA Italia non risponde dei contenuti degli articoli pubblicati