L’ape meglio di Justin Bieber. Quando la pensione fa tendenza
Previdenza

L’ape meglio di Justin Bieber. Quando la pensione fa tendenza

I retweet hanno superato quelli di Justin Bieber, One Direction, Benji e Fede e molti dei divi globali e locali. Ma la notizia è che questa volta non riguardava la musica e il cinema. Ape non è un cantante rap né una nuova attrice del piccolo schermo, ma l’acronimo dell’Anticipo pensionistico, che alla fine di mesi di discussioni e ipotesi ha trovato un accordo tra sindacati e governo.

La #pensione è una cosa seria ovunque, ma in Italia ancora di più. Così fa impressione che con l’accordo siglato si possa andare in pensione a 63 anni, ovvero 3 anni e 7 mesi prima del pensionamento per vecchiaia previsto dalle leggi attuali. Certo, si tratta di un esperimento, a termine, che inizia il primo gennaio 2017. Ma resta comunque una rivoluzione nel Belpaese, dove la pensione non è solo un normale percorso del welfare state ma uno state of mind su cui si è costruita una letteratura e molti film. E una chimera per molte delle generazioni successive.

Sessantatré anni e non sentirli

Ad oggi, comunque, il provvedimento riguarda solo chi è nato prima del 1954. E anche questo è un dato che cambia tutto. Non importa infatti se dipendente o autonomo, se imprenditore o quadro: tutti coloro che nel 2017 compiranno 63 anni e dimostreranno di aver versato almeno 20 anni di contributi pensionistici potranno salutare uffici e colleghi forti di una pensione. Secondo il piano del governo, in un tempo di tre anni saranno 350mila potenzialmente interessate al provvedimento. Uomini e donne ancora in forze – secondo le statistiche nazionali della longevità – che alla fine del mese riceveranno il famoso accredito sul conto corrente. Una possibilità concreta che prima non esisteva: perché a differenza dei casi di baby pensione del passato, dove si poteva salutare colleghi e amici dopo nemmeno 17 anni di contributi, creando disequilibri al sistema previdenziale, la scelta dell’APE non incide negativamente sulla collettività ma anzi riapre i giochi individuali, seguendo l’evoluzione della società che non solo in Italia scopre nuove dimensioni alla terza età. Possibilità che prima non esistevano e che questa innovazione pensionistica agevola.

Il nuovo ruolo delle banche e l’arrivo di RITA

La sostenibilità dell’APE è garantita dal coinvolgimento del sistema bancario. E questo è il punto che ha sollevato maggiori discussioni in sede di approvazione dell’impianto. E’ sembrato infatti che si volesse dare un ruolo alle banche, coinvolgendole in un processo da cui erano sempre state escluse. In realtà, la legge considera gli istituti come parte fondamentale dell’evoluzione occidentale della società, che le sta trasformando sempre più in corpi intermedi, soggetti attivi nella nuova dimensione di società e di welfare. Proprio come molto positivo sarà il ruolo delle assicurazioni, che stanno svolgendo sempre più il ruolo di enti certificatori, di qualità e affidabilità, che garantiranno gli impegni in caso di scomparsa prematura. Ma tutti quelli più lungimiranti, o chi aveva le possibilità di integrare con una qualche forma di pensione complementare, potrà avvalersi delle facoltà della rendita integrativa temporanea anticipata. La chiamano già tutti RITA, finanzierà l’anticipo ed è destinata a ritagliarsi un ruolo sempre più importante nella vita delle persone.

Il prezzo della libertà e il valore del tempo

Certo, la libertà ha un prezzo. Ma nella vita è sempre così. Chi vorrà avvalersi dell’Ape, per i suoi progetti di vita o semplicemente perché vuole esplorare altre possibilità, avrà un assegno decurtato del 5%. Attenzione però: la misura non riguarda il totale ma vale per ciascun anno di anticipo. Una scelta che non interesserà, invece, chi ha redditi molto bassi, chi vive in condizioni disagiate e soprattutto chi è disoccupato da tempo: categorie che non avranno decurtazione. Anche questo è un cambiamento epocale per gli italiani e la loro mentalità. Perché facendo conti anche sommari, la decurtazione complessiva sulla pensione di vecchiaia “piena” per chi voglia uscire dal lavoro – o meglio lasciare il posto di lavoro se dipendente – 3 anni e 7 mesi prima della data di pensionamento potrebbe sfiorare anche al 20% in meno. Oltre alle decurtazioni, infatti, occorre considerare gli oneri amministrativi fissati sul prestito bancario. Una scelta di libertà ma che come per ogni libertà deve venire dal profondo, dalla convinzione che l’unica vera libertà in un era tecnologica è il tempo. Che nessuna moneta può comprare.

Scritto da:Newsroom

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