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Celiachia, quando la cura vien mangiando

Celiachia, quando la cura vien mangiando

Il glutine, sostanza proteica presente in moltissimi cereali quali frumento, farro, kamut, orzo, segale e avena, in Italia mette in difficoltà una persona su 100. Nonostante sia una malattia tipica dell’età infantile, l’intolleranza può colpire in un qualsiasi periodo della vita. Gli individui geneticamente portati possono riscontrare la celiachia dopo aver affrontato momenti di grande stress come interventi chirurgici, gravidanze o significative infezioni intestinali.

 

Difficile guarire, più facile vivere bene

È doveroso puntualizzare che di celiachia non si guarisce, ma mettendo in pratica alcune semplici regole alimentari, è possibile evitare i disturbi associati a questo tipo d’intolleranza. Dunque per vivere senza disturbi intestinali, nausee e continui mal di testa la regola principale è una sola: seguire una semplicissima dieta priva di glutine. Dirlo è facile, farlo un po’ meno. Ma l’impegno risolve tutto e la mia storia può essere una testimonianza per chi ha lo stesso problema.

 

Una storia personale, la mia

Sono una ragazza di 28 anni e da 5 anni ormai sono costretta a limitare il mio modo di essere in cucina. Essendo anche siciliana il legame col cibo è sempre stato qualcosa di morboso, una sorta di marchio indelebile di tradizioni e identità. Ma la salute, si sa, vien prima di qualsiasi desiderio. Dunque la seconda regola fondamentale per vivere una vita da celiaci è avere tanta fantasia e soprattutto… pazienza. Quando mi diagnosticarono la celiachia, tendevo a rifiutarla. Cercavo invano di ignorarla sperando potesse sparire il prima possibile. Impiegai un po’ di tempo ad accettarla; non è stato facile capire cosa, come e dove poter mangiare. Sperimentai tantissimo e dopo aver preso la giusta confidenza con ingredienti e nuovi sapori capii che replicare le tanto amate ricette della nonna non era poi così complicato.

 

Il segreto dei piccoli gesti

Quando ci si lancia a preparare nuove o vecchie ricette, il segreto è far attenzione ai piccoli gesti che possono creare contaminazioni accidentali da glutine. A meno che non si viva in un monolocale assolutamente lontani da qualsiasi contatto sociale, la cucina sarà comunque popolata da alimenti glutinosi. Far attenzione non significa vivere l’alimentazione con stress o muoversi in cucina con l’ansia di poter arrecare danno al nostro già sfortunato intestino, ma semplicemente adottare dei gesti e trasformarli in rigorosa abitudine. Ecco due esempi:

 

  • Etichettare le proprie marmellate, creme spalmabili o cibi liquidi aiuta a tenere lontano il coltello o il cucchiaio super contaminato del coinquilino/fidanzato/amico/parente.
  • Utilizzare un personale tagliere in cui affettare il pane senza glutine così da evitare il contagio certo.
  • Ricordarsi sempre che questo non è egoismo ma spirito di pura sopravvivenza.
  • Preparare il cestino da pranzo la sera prima nella nostra comoda cucina.
  • E per non evitare il pranzo organizzato con i colleghi, un momento piacevole ed educato, portare con se un kit di sopravvivenza: gallette di riso, crackers e magari biscotti per colazioni improvvisate.

 

Glutine, amore e … fantasia

Per fortuna al giorno d’oggi quasi tutti i ristoranti si stanno attivando ad offrire alternative valide gluten-free. Nel caso però in cui accidentalmente ci fossimo dimenticati di portare con noi il kit, basta ordinare una fettina di carne o una semplice insalata. Capisco che l’idea non sia proprio invitante ma meglio di niente… Infine, posso dire questo: il celiaco fuori casa può mangiare comunque serenamente, basta solo accontentarsi un po’ e organizzarsi nel modo più semplice. Perché la celiachia si cura a tavola: basta affrontarla con serenità, ottimismo e perché no… anche curiosità. Per avere un quadro chiaro di cosa possiamo e non possiamo mangiare non dimenticate di consultare all’occorrenza il prontuario dell’AIC. http://www.celiachia.it/DIETA/prontuario.

 

 

 

 

 

Scritto da:Newsroom

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