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Qual è il rischio di contagio per chi vive nella stessa casa, se un familiare ha il coronavirus

Qual è il rischio di contagio per chi vive nella stessa casa, se un familiare ha il coronavirus

Non si potrà mai arrivare a un rischio di contagio pari a zero ma, adottando in modo rigoroso comportamenti virtuosi, è possibile ridurre di molto la probabilità di contrarre il SARS-CoV-2, anche nel caso si condividano spazi chiusi con persone infette. 

Cerchiamo di fare il punto sulla trasmissione del Covid-19 al chiuso, con qualche pratico consiglio di prevenzione. 

Covid-19: come avviene il contagio al chiuso

I Coronavirus che infettano gli esseri umani e, quindi, anche il SARS-CoV-2, si trasmettono da una persona infetta a un’altra attraverso diversi meccanismi, quali: la saliva, tossendo e starnutendo, con contatti diretti personali, con le mani, ad esempio toccando con le mani contaminate e non ancora lavate bocca, naso o occhi, e raramente con contaminazione fecale.

Le goccioline di aerosol, inoltre, essendo troppo pesanti per rimanere in sospensione nell’aria, possono cadere rapidamente, adagiandosi sul pavimento e sulle superfici dove il SARS-CoV-2 può persistere e sopravvivere: i dati sperimentali dimostrano che il virus sopravvive oltre 72 ore su superfici di acciaio e plastica, e, seppur per tempi minori, anche sulla carta.

Al bar o al ristorante

Ad oggi, i contagi di Coronavirus avvenuti in ambiente chiuso, come nei locali di bar o ristoranti, hanno una parte importante nella diffusione dell’epidemia, attraverso la sfera sociale e, secondo alcuni esperti, rappresentano anche le situazioni più “esplosive”. 

Il nuovo Coronavirus si diffonde infatti nell’aria, soprattutto negli spazi non arieggiati e chiusi, come potrebbero essere i locali nel periodo invernale, dove porte e finestre non sono aperte e dove i clienti per mangiare e bere non indossano la mascherina.

Se in un primo periodo gli esperti ritenevano che il principale veicolo di contagio fossero le grosse goccioline espulse dai soggetti positivi, quando tossivano o starnutivano, oggi si sa che anche parlare ad alta voce o cantare, in uno spazio poco ventilato, può certamente far aumentare il rischio di trasmissione del Coronavirus al chiuso

Quando si parla, infatti, si rilasciano nell’ambiente circa 50 volte più particelle potenzialmente cariche di virus rispetto a quando si sta in silenzio. Inoltre, l’aerosol, che si accumula in una stanza non ventilata, aumenta la saturazione dell’ambiente che col tempo risulta essere composto da particelle che possono essere contagiose, fino a cinque metri da una persona all’altra e per tempi prolungati.

Pertanto, per ridurre il rischio di contagio, nei locali pubblici deve essere necessariamente osservato il distanziamento sociale tra le persone e tra i vari tavoli, e assicurare un adeguato e frequente ricambio d’aria. Il personale dovrà altresì indossare tutti i dispositivi di protezione individuale (mettere sempre la mascherina al chiuso)e osservare, così come i clienti, frequente lavaggio ed igienizzazione delle mani.

A scuola

Per quanto riguarda i contagi che possono avvenire nell’ambito dei servizi educativi, occorre tenere presenti le differenti dinamiche di contagio da aerosol tra studenti e insegnanti: questi ultimi in classe parlano di più e più a lungo, e alzano la voce alcune volte, moltiplicando così l’espulsione delle particelle che possono essere infette. Per gli alunni, che si presume parlino di meno, e con minore frequenza, si riduce la possibilità di contagio.

Il meccanismo principale di contagio in classe è dovuto agli aerosol, che si accumulano e si distribuiscono in tutta l’aula, se non vi è né ventilazione né ricambio d’aria. Queste ultime azioni sono fondamentali, infatti, se durante la lezione viene arieggiato il locale, sia naturalmente che meccanicamente, il rischio si attenua di molto. 

Portare la mascherina durante la lezione, sia da parte di alunni che docenti, distanziarsi con l’ausilio di banchi singoli e igienizzarsi frequentemente le mani, così come scaglionare le entrate sia temporalmente che spazialmente e dedicare bagni a singole (o predefinite) classi, può aiutare a contenere il diffondersi di SARS-CoV-2.

É inoltre importante evitare di condividere bottiglie, bicchieri, merende e, più in generale, oggetti personali con i compagni, cercando di mantenere le distanze e non abbracciarsi o toccarsi.

Coronavirus: si rischia anche a casa

La maggior parte dei provvedimenti volti a contenere il diffondersi del nuovo Coronavirus invitava gli italiani a restare a casa il più possibile e a limitare gli spostamenti, solo se davvero necessari. La propria abitazione, comunque, risulterebbe un luogo sicuro se, e solo se, non ci fossero né entrate né uscite di persone, ma per chi lavora e non può ricorrere allo smart working, per chi esce a fare la spesa, esiste comunque il rischio di infettarsi e portare il virus ai propri familiari.

Gli inevitabili, seppur limitati, scambi con l’esterno rendono la casa un luogo di potenziale contagio, dove adottare quindi comportamenti corretti dal punto di vista igienico-sanitario.

In casa, intesa come un appartamento di medie dimensioni, è consigliabile cercare di rispettare il distanziamento sociale. Ad esempio, in presenza di tre persone appartenenti a tre nuclei familiari diversi, l’eventuale rischio di contagio si triplica. Se si aumenta il tono di voce tenuto durante una conversazione aumenta, di conseguenza, la quantità di aerosol prodotti ed emessi dalla bocca e, se si discute o urla, è necessario mettere la mascherina.

Covid-19 in famiglia: i consigli per ridurre il contagio

Le misure per proteggerci dall’infezione da SARS-CoV-2 raccomandate valgono anche in casa: ovvero il lavaggio accurato e frequente delle mani, e il cosiddetto “galateo respiratorio”, ossia starnutire o tossire in un fazzoletto, da gettare dopo l’uso, così come evitare di toccarsi il viso, il naso e la bocca, e soprattutto non mettere le mani in bocca. A questi consigli si aggiunge quello di cercare di mantenere le distanze, anche se in casa,.

Seppure alcuni studi abbiano dimostrato che il coronavirus può sopravvivere su materiali, oggetti e superfici anche per diverse ore, l’eventualità di una trasmissione in ambiente domestico è molto remota: infatti, anche se particelle virali si fossero depositate sui nostri indumenti oppure sulle scarpe, esse non arriverebbero mai da sole in bocca o nel naso, ma solo se ci mettessimo le mani in bocca o negli occhi. È quindi sufficiente un frequente e accurato lavaggio delle mani.

La mascherina usata in ambiente domestico con i soli propri familiari conviventi non è necessaria, a meno che non ci sia una persona risultata positiva o sospetto tale, o non si svolgano lavori a rischio o si viva con soggetti con patologie croniche (considerati a rischio).

Infine, per chi vive in un condominio a più piani, una buona norma di facile attuazione potrebbe essere quella di vietare la condivisione degli ascensori, dove la distanza di sicurezza non può essere rispettata.

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In collaborazione con pazienti.it

Fonte:

www.cdc.gov/coronavirus/2019-ncov/hcp/duration-isolation.html www.health.harvard.edu/diseases-and-conditions/if-youve-been-exposed-to-the-coronavirus

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Scritto da:Newsroom

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