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Non chiamateli vecchi

Non chiamateli vecchi

Cos’hanno in comune Mel Gibson, George Clooney, Michelle Pfeiffer e Sharon Stone? Hanno tutti superato i 60 anni ma l’età anagrafica non li ha resi meno belli o affascinanti. Insomma, sembra proprio che la vecchiaia non sia così brutta come la dipingono gli stereotipi. Dimenticatevi quindi la boule dell’acqua calda o i ferri per fare la maglia: oggi l’invecchiamento non è più necessariamente visto come qualcosa di negativo perché, anche se l’età avanza, non significa che la qualità della vita debba necessariamente abbassarsi come ci dimostrano le nostre star di Hollywood.

Qual è il segreto per invecchiare felici? Il conto in banca direte voi! In qualche modo sì perché, anno dopo anno, ognuno di noi mette da parte un “tesoretto” fatto dal suo stile di vita e dai suoi comportamenti, di cui potrà godere una volta raggiunta la terza età. Quindi non è mai troppo presto per iniziare a pensare alla ingiustamente tanto temuta vecchiaia.

Ma andiamo per gradi: quando una persona diventa ufficialmente “anziana”? Statisticamente, tutte le persone che superano l’età media del paese in cui vivono vengono considerate “vecchie”. E qui arriva il primo dato positivo: se nel 1951, data del primo censimento ISTAT, l’età media era di 32 anni, oggi, l’ultimo censimento ISTAT relativo al 2019, ha alzato questo dato di ben 13 anni portandolo a 45 anni. Se a una prima lettura si è portati a pensare che quella italiana sia una popolazione che invecchia, a una analisi più attenta si scopre che questo invecchiamento è in realtà sinonimo di longevità. Secondo dato positivo: gli anziani oggi sono più longevi. Nel 1960, una persona di 60 anni poteva aspettarsi di vivere ancora 19 anni; oggi, ha guadagnato oltre 7 anni, arrivando a una speranza di vita di più di 86 anni. Ecco perché, per i sessantenni di oggi la cosiddetta terza età è ancora un traguardo lontano. Infatti, secondo la Società Italiana di Gerontologia e Geriatria oggi diventiamo anziani ufficialmente dopo i 75 anni di età.

Se da un lato è vero che il progresso medico e soprattutto diagnostico ha spostato sempre più avanti l’età in cui si manifestano problemi di salute e di limitazione, dall’altro molti dei problemi che le persone devono affrontare quando raggiungono la vecchiaia, non sono collegati solo all’insorgenza di patologie croniche legate all’invecchiamento ma anche al cosiddetto invecchiamento secondario fatto dal nostro stile di vita e dai nostri comportamenti. Insomma: la qualità della nostra vita futura dipende in parte da noi. È vero che la vecchiaia ci coglie quasi sempre di sorpresa. Ma, una volta superato lo shock iniziale, è possibile cambiare le nostre abitudini per invecchiare meglio. Non è mai troppo presto per iniziare a occuparsi della propria vecchiaia, quindi rispolveriamo i consigli per vivere più a lungo e vediamo come possono contribuire a migliorare la qualità della vita nella terza età.

1. Esercizio fisico

L’attività fisica fa bene a tutte le età: non solo perché aumenta la produzione di ormoni del benessere, le famose endorfine, ma anche perché è uno strumento indispensabile per mantenere in buona salute tutti gli organi del corpo. Col passare degli anni, la massa muscolare diminuisce rapidamente ma grazie all’esercizio fisico, in particolare quello basato sulla resistenza, è possibile aumentare la massa e la forza muscolare anche fino ai 90 anni. Ecco perché fare sport è considerata una misura preventiva eccellente. Probabilmente alla partita di calcetto dovremo preferire 18 buche su un campo da golf ma, passare del tempo all’aria aperta, anche solo facendo i tanto decantati diecimila passi al giorno, è fondamentale sia per il fisico che per la mente. L’esercizio fisico, infatti, contribuisce a rafforzare l’ippocampo, l’area cerebrale associata all’apprendimento, riducendo così la perdita di memoria causata dall’età.

2. Sana alimentazione

­L’alimentazione gioca un ruolo-chiave nell’invecchiamento: uno stile alimentare sano e semplice è  consigliato a tutte le età perché aiuta a invecchiare meglio, tenendo a distanza molte malattie cardiocircolatorie e metaboliche. Tra i cibi amici, ci sono quelli ricchi di acidi grassi Omega-3 che aiutano la pelle a produrre gli olii essenziali di cui ha bisogno per proteggersi e a sembrare più giovane. Attenzione invece agli alimenti zuccherati che possono accelerare il processo di invecchiamento.

3. Raggi solari

Se da un lato i raggi UV attivano la produzione di vitamina D, che è essenziale per la salute delle ossa, dall’altro un’eccessiva esposizione solare senza protezione adeguata fa invecchiare precocemente la pelle e aumenta anche il rischio di tumore. Quindi i consigli sono sempre gli stessi e valgono per tutte le età: evitare di esporsi durante le ore centrali della giornata e proteggere sempre la pelle con la giusta protezione.

4. Giusto riposo

Sapete perché si chiama “sonno di bellezza”? Perché quando dormiamo il nostro organismo rilascia un ormone che aiuta a ripristinare collagene ed elastina, che sono fondamentali per una pelle giovane e sana. Inoltre chi soffre di insonnia non solo ha un aumentato rischio di sviluppare malattie cardiache e metaboliche, ma subisce anche un’accelerazione nel processo d’invecchiamento del cervello. Ecco perché è importante dormire tra le 7 e le 9 ore a notte.

5. Relazioni sociali

L’isolamento non fa bene a nessuna età, a maggior ragione quando si invecchia e diventa più difficile restare in contatto. Una vita di relazione, frequentare amici e parenti contribuisce a tenere un buon tono dell’umore e a prendersi cura di sé stessi. Che sia il vicino di casa, il nipotino o perfino il farmacista, l’importante è coltivare i legami e mantenere i contatti. In questo modo ci sarà sempre una opportunità per uscire di casa e perché no, fare i 10mila passi che ci aiutano a mantenere uno stile di vita attivo.  

6. Pensieri positivi

Infine, il consiglio più importante tra tutti è quello di pensare positivo. È dimostrato infatti che gli anziani che pensano all’età come a un mezzo per diventare più saggi e avere una maggior soddisfazione generale hanno oltre il 40% di probabilità in più di riprendersi da una disabilità rispetto invece a coloro che vedono la vecchiaia come sinonimo d’incapacità (di fare qualcosa) o inutilità.

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Fonti:

https://www.istat.it/

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Scritto da:Newsroom

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