Cos’è la non autosufficienza, quando può verificarsi e quali strumenti di welfare pubblico, aziendale e privato esistono per proteggersi da questo rischio.
La non autosufficienza come nuova sfida del welfare italiano
“L’Italia è nel pieno di una trasformazione demografica di natura strutturale. L’invecchiamento accelerato della popolazione, il persistente calo delle nascite e l’allungamento della vita media, non sempre accompagnato da un analogo miglioramento della qualità degli anni vissuti, delineano uno scenario ormai consolidato. In questo contesto diventa imprescindibile interrogarsi sulla sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale e sul ruolo dei diversi soggetti che operano nel sistema di welfare, con particolare attenzione all’assistenza delle persone non autosufficienti.
Dalla seconda metà del Novecento la speranza di vita alla nascita ha seguito una traiettoria costantemente crescente, fino a raggiungere nel 2024 gli 83,4 anni. Allo stesso tempo, le nascite hanno registrato una contrazione marcata: il tasso di natalità è passato da circa il 20% nel 1950 al 6,3% nel 2024, con una riduzione di ben tre punti percentuali negli ultimi venti anni. L’effetto combinato di queste dinamiche ha modificato in profondità la struttura per età della popolazione impattando sulla cosiddetta piramide demografica, oggi sempre più simile ad una forma romboidale, in cui le generazioni più numerose si concentrano tra i 55 e i 59 anni, e destinata, in prospettiva a evolvere verso una forma a piramide inversa.
L’aumento della longevità non si traduce automaticamente in un’estensione proporzionale degli anni vissuti in buona salute. A 65 anni, l’aspettativa di vita senza limitazioni rilevanti nelle attività quotidiane supera di poco il decennio. Ne deriva un ampliamento della fase di fragilità, con un incremento delle condizioni di multi-cronicità e delle limitazioni gravi, che interessano già circa la metà della popolazione oltre i 75 anni.
Parallelamente, si è trasformata anche la struttura familiare. Le famiglie estese, tradizionalmente in grado di offrire un sostegno intergenerazionale diffuso, hanno lasciato spazio a nuclei più piccoli e meno numerosi. Questo cambiamento riduce la disponibilità di assistenza informale e concentra il carico di cura su un numero limitato di persone, spesso con evidenti ripercussioni sociali ed economiche.
L’insieme di questi fattori comporta una crescente dipendenza da servizi professionali e da soluzioni esterne alla famiglia e, di conseguenza, la necessità di rafforzare e ripensare gli strumenti di tutela esistenti.
Cos’è la non autosufficienza e quando si verifica
In tale prospettiva, la definizione di ciò che è universalmente riconosciuto come “stato di non autosufficienza” rappresenta un passo imprescindibile per individuare gli ambiti di intervento di primo pilastro e giungere quindi a definire un pilastro integrativo efficace e in grado di supportare il sistema nel suo complesso.
Ad oggi, non esiste un criterio univoco per la definizione e la conseguente valutazione dello stato di non autosufficienza. Le definizioni attualmente adottate sono riconducibili, da un lato, ai requisiti stabiliti dall’INPS per l’erogazione dell’indennità di accompagnamento (Legge 11 febbraio 1980, n. 18), fondati sul riconoscimento della totale inabilità per affezioni fisiche o psichiche, sull’incapacità di deambulare senza l’aiuto di un accompagnatore oppure sull’impossibilità di compiere gli atti quotidiani della vita, con conseguente necessità di assistenza continua. Dall’altro lato, si fa riferimento alla definizione adottata dal settore assicurativo, basata sull’incapacità di svolgere autonomamente un determinato numero di ADL (Activities of Daily Living).
La necessità di individuare una definizione multidimensionale e univoca, in grado di valutare l’effettivo stato di fragilità e di dipendenza della persona al fine di determinarne il fabbisogno sociosanitario, rappresenta uno dei temi centrali della Legge Delega 33/2023 e del successivo Decreto Legislativo 29/2024. L’obiettivo dell’intervento è il superamento della frammentazione del sistema di tutela della non autosufficienza per le persone anziane, integrando ambito sanitario, sociale e previdenziale, il rafforzamento della domiciliarità e dell’invecchiamento attivo, l’introduzione di strumenti di coordinamento nazionale per garantire maggiore equità territoriale.
Tale disposizione avrà impatto sul sistema di copertura pubblica, da quale deriverà anche una necessaria rimodulazione dell’offerta di secondo e terzo pilastro.
Strumenti di welfare per affrontare il rischio di non autosufficienza
Ad oggi il sistema integrativo di copertura della non autosufficienza, a adesione collettiva o individuale, si fonda sull’offerta di fondi pensione, fondi sanitari e compagnie di assicurazione.
I fondi di previdenza complementare possono riconoscere prestazioni legate alla non autosufficienza sia nella fase di accumulo, attraverso garanzie accessorie attivabili su base volontaria, sia nella fase di decumulo, mediante la possibilità di optare per una rendita vitalizia maggiorata in caso di LTC, ovvero una rendita che prevede una maggiorazione dell’importo erogato al verificarsi dello stato di non autosufficienza.
Anche la sanità integrativa prevede coperture LTC, prevalentemente sotto forma di prestazioni economiche, quali rendite o rimborsi di spese assistenziali, ma si osserva una crescita significativa di soluzioni integrate che affiancano ai trasferimenti monetari servizi di assistenza domiciliare, supporto ai caregiver e strumenti innovativi di presa in carico.
Il terzo pilastro assicurativo, infine, rappresentato dalle polizze LTC, consiste generalmente in coperture del ramo vita che prevedono l’erogazione di una rendita vitalizia al verificarsi dello stato di non autosufficienza. Meno diffuse ma comunque offerte dal mercato le coperture ramo danni, che prevedono il rimborso di spese sanitarie o assistenziali sostenute dal sottoscrittore.
Gli strumenti analizzati prevedono coperture la cui durata è generalmente parametrata all’effettiva permanenza della condizione di non autosufficienza. Tale condizione può assumere carattere temporaneo o permanente. Nel primo caso si tratta di una perdita dell’autonomia reversibile, per la quale è ragionevolmente previsto un recupero funzionale, ad esempio in seguito a un trauma, a un intervento chirurgico o a una patologia acuta. Nel secondo caso, invece, la compromissione della capacità di svolgere le attività elementari della vita quotidiana (ADL) è considerata irreversibile, come avviene nelle malattie degenerative e nelle demenze, determinando un bisogno assistenziale stabile e di lungo periodo.
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