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Il climate change rende le nostre case meno sicure?

Il climate change rende le nostre case meno sicure?

Avere un tetto sicuro sopra la testa è il desiderio di tutti. Per questo è importante proteggere la nostra abitazione da tutti i possibili incidenti e imprevisti che ne possono minare la stabilità. Tra i rischi maggiori, ci sono sicuramente il furto, al quale abbiamo già dedicato un articolo, e l’incendio, descritto in questo articolo. A questi, però, dobbiamo aggiungere il rischio calamità naturali che, negli ultimi anni, soprattutto a causa degli effetti del Climate Change, è diventato sempre più preponderante.

È risaputo che l’Italia sia una terra instabile: ogni anno eventi atmosferici costringono intere famiglie ad abbandonare le loro case per mettersi in sicurezza. Secondo l’ultimo Rapporto nazionale sulla situazione del dissesto idrogeologico nel Paese presentato dall’Istituto per la protezione e la ricerca ambientale alla Camera dei Deputati nel luglio del 2018, il 91% dei comuni italiani è a rischio, con un incremento del +3% rispetto all’ultimo rapporto del 2015. Questo incremento potrebbe essere stato influenzato dalle forti precipitazioni e da tutti gli eventi climatici estremi che stanno diventando sempre più frequenti a causa appunto del Climate Change.

Vediamo quindi come tutelarsi dalle principali calamità naturali che affliggono il nostro paese:

Eventi atmosferici e alluvioni

Tra il 1980 e il 2011 le alluvioni hanno colpito più di 5,5 milioni di persone in tutta Europa e provocato perdite economiche dirette per oltre 90 miliardi di euro. Anche in questo caso, per effetto del Climate Change, questi dati potrebbero intensificarsi nei prossimi decenni: il riscaldamento globale è responsabile, infatti, dello scioglimento delle calotte polari e dei ghiacciai. La combinazione di questi fenomeni fa aumentare il livello dei mari, causando alluvioni e fenomeni di erosione lungo le regioni costiere basse. Solo in Italia, ad esempio, dal 2000 al 2017 si sono verificate 34 alluvioni. Come prevenirle? Innanzitutto, dobbiamo essere consapevoli dell’habitat naturale in cui decidiamo di vivere e quindi sapere, ad esempio, se la nostra abitazione è collocata in un’area a rischio. L’ultimo Rapporto nazionale sulla situazione del dissesto idrogeologico nel Paese colloca nelle classi a maggiore pericolosità per frane e alluvioni il 16,6% del territorio nazionale pari a 50 mila km2. Nello specifico più del 9% (oltre 1 milione) degli edifici italiani si trova in zone alluvionabili nello scenario medio. Chi sceglie di vivere in un’area di rischio può comunque adottare una serie di azioni preventive come la realizzazione di porte e finestre a tenuta stagna che, permette di impedire o minimizzare l’ingresso dell’acqua negli edifici in modo da migliorare la difesa dei propri beni e avere più tempo per allontanarsi e per mettere al sicuro mobili e oggetti di valore in caso di alluvione.

Il kit di sopravvivenza

Infine il WWF consiglia a tutti coloro che vivono in zone ad alto rischio, di avere sempre in casa, in un luogo sicuro noto a tutti, un kit di sopravvivenza composto da: valigetta di primo soccorso, medicinali; alcuni generi alimentari non deperibili; scarpe pesanti; scorta di acqua potabile; vestiario pesante di ricambio; impermeabili leggeri o cerate; torcia elettrica con pila di riserva; radio e pile con riserva; coltello multiuso; fotocopia documenti di identità; chiavi di casa; valori (contanti, preziosi); carta e penna.

Fonti:

https://ec.europa.eu/clima/climate-change/climate-change-consequences_it
https://www.snpambiente.it/2019/11/26/dissesto-idrogeologico-in-italia-i-dati-nel-rapporto-ispra/
https://www.ilsole24ore.com/art/cosi-casa-diventa-antisismica-guida-interventi-piu-efficiaci-AEjztgV?refresh_ce=1
www.wwf.it (wwf, Il dissesto idrogeologico). Cosa può fare il cittadino in caso di frane e alluvioni, 2011 (PDF scaricabile da internet)

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Scritto da:Newsroom

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