Così le pensioni perdono potere d’acquisto
Previdenza

Così le pensioni perdono potere d’acquisto

Secondo un recente report, le rendite più basse valgono il 4% “reale” in meno rispetto al 2009

Secondo gli ultimi dati dell’Istat (riferiti al 2013), il 41,3% degli italiani, quasi 6,8 milioni di persone, vivono in condizioni di semi povertà, con assegni inferiori ai mille euro al mese.
E un recente studio, presentato dal Cer (Centro Europa ricerche) e dal Cupla (Comitato pensionati lavoro autonomo), sottolinea come la situazione, già difficile, sia aggravata dall’erosione del potere d’acquisto: le pensioni basse e medio-basse non riescono a tenere il passo con l’inflazione, e dal 2009 hanno perso, al netto del prelievo fiscale, oltre il 4% del loro valore reale.
Sotto accusa sono da un lato le imposte, a causa dell’aumento delle addizionali locali e del mancato recupero del drenaggio fiscale. Dall’altro l’indicizzazione, che avviene in ritardo (in media sei mesi dopo la variazione dell’indice), e che quasi mai è piena. Per esempio, a partire dal 1995, una pensione di 17 mila euro annui ha goduto di indicizzazione piena solo in cinque anni su 17.

Lo studio sottolinea poi come l’indice Istat utilizzato per gli adeguamenti non rifletta sufficientemente l’andamento dei prezzi dei beni più consumati dai pensionati poveri. E suggerisce di adottare i nuovi e più efficaci indici dei prezzi per classi di spesa delle famiglie, che l’Istat produce da qualche anno ma che finora non sono stati utilizzati.

L’importo medio annuo delle pensioni, secondo le statistiche dell’Istat, è pari a 11.695 euro. Il reddito medio da pensione è tuttavia superiore, e pari a 16.638 euro all’anno, poiché uno stesso pensionato può contare su più di una pensione (due terzi dei pensionati hanno una sola pensione, il 25% ne percepisce due e quasi l’8% è titolare di almeno tre pensioni).

In tutto i pensionati sono 16,4 milioni, con una maggioranza di donne (il 52,9%), che percepiscono in media 13.921 euro all’anno contro i 19.686 degli uomini. Oltre la metà delle donne inoltre (50,5%) riceve meno di mille euro al mese, a fronte di circa un terzo (31%) degli uomini.

Negativo poi, sempre secondo l’Istat, il trend delle rendite: i nuovi pensionati, coloro cioè che hanno iniziato a percepire la pensione nel 2013, hanno un reddito medio di 13.152 euro, inferiore a quello dei “cessati” (coloro che hanno smesso di riceverla), che era di 15.303 euro, e anche a quello dei sopravviventi, che arrivano a 16.761 euro medi.

Immagine di copertina credit Nicola Romagna

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