Le foreste sono fondamentali per il clima e la biodiversità, ma sono minacciate sia dal disboscamento che dai cambiamenti climatici. Per proteggere questi ecosistemi cruciali, la normativa europea e iniziative come il progetto “30×30” stanno promuovendo pratiche sostenibili e strategie di tutela. Tuttavia, affinché tali sforzi siano davvero efficaci, è indispensabile investire di più in misure di protezione e gestione, coinvolgendo anche strumenti assicurativi innovativi che possano aiutare a gestire e mitigare i rischi ambientali.
L’importanza delle foreste nel contesto globale
Proteggere le foreste è fondamentale. Con circa 4 miliardi di ettari di superficie, le foreste rappresentano il 31% della terra emersa a livello planetario. Questo ecosistema svolge un ruolo cruciale nell’equilibrio ambientale, favorendo la regolazione del clima, la conservazione della biodiversità e la stabilità idrologica. Sebbene le tipologie di foreste varino tra tropicali, boreali e subtropicali, si stima che almeno un miliardo di ettari di foreste primarie rimangano ancora intatti, mentre il resto è costituito da aree coltivate o artificialmente ripiantate.
Le foreste non sono solo un importante serbatoio di carbonio, ma anche fonti di servizi ecosistemici vitali, tra cui la regolazione del ciclo dell’acqua, la tutela della biodiversità, la prevenzione di inondazioni ed erosione, oltre a fornire benefici economici alle comunità locali e materie prime di valore.
L’aumento della domanda di legname e le conseguenze del disboscamento illegale
L’incremento della richiesta di risorse come cibo, fibre, carburanti e minerali esercita una pressione crescente sulle foreste mondiali. Questa domanda ha portato a un massiccio cambiamento nell’uso del suolo e a una significativa riduzione della copertura forestale in molte aree.
Dal 1970, la produzione di legname grezzo è cresciuta del 45%, ma questa crescita non si è tradotta in un’espansione della superficie forestale globale. Pertanto, la crescente domanda di materie prime sostenibili ha alimentato il fenomeno del disboscamento illegale, che provoca la perdita di oltre sei milioni di ettari di foresta primaria tropicale ogni anno. Questa dinamica evidenzia disparità tra i continenti, colpendo in modo particolare i paesi in via di sviluppo.
La deforestazione ha conseguenze dirette e gravi: aumenta le emissioni di gas serra, contribuisce alla perdita di biodiversità, provoca erosione del suolo e altera il ciclo idrologico. Si stima che la deforestazione sia responsabile del 20-25% delle emissioni globali di gas serra, rendendola uno dei principali responsabili dell’inquinamento climatico, secondo solo alla Cina.
Gli effetti del cambiamento climatico sulle foreste
Oltre alle minacce antropiche, le foreste sono sempre più vulnerabili agli effetti dei cambiamenti climatici. L’aumento delle temperature e l’incremento di eventi meteorologici estremi, come tempeste e incendi, mettono a rischio la resilienza di questi ecosistemi.
In Europa, dove l’impatto della deforestazione è meno evidente, le foreste sono soggette a una crescente pressione causata da eventi climatici imprevedibili, che favoriscono l’insorgenza di parassiti, malattie e incendi boschivi. Questi fenomeni compromettono le iniziative di conservazione, riforestazione e gestione sostenibile, ostacolando gli sforzi di adattamento e mitigazione del cambiamento climatico.
Il quadro normativo europeo e gli obiettivi di conservazione
Per rispondere a queste sfide, sono stati adottati strumenti normativi e di mercato innovativi. Tra questi, il Regolamento Europeo sulla Deforestazione (EUDR: European Deforestation-Free Regulation) rappresenta un passo decisivo. Questa normativa stabilisce criteri stringenti per i prodotti importati ed esportati all’interno dell’Unione Europea, richiedendo che tali prodotti non siano stati associati a deforestazione o degrado forestale successivi a una data di cut-off, e che rispettino le leggi del paese di origine.
Inoltre, è obbligatorio l’adozione di pratiche di due diligence che rendano trasparente la provenienza delle materie prime, coinvolgendo sette filiere specifiche. A partire da gennaio 2025, tutti gli stakeholder devono identificare e pubblicare le informazioni relative alle fonti di approvvigionamento, favorendo una filiera più sostenibile.
Parallelamente, il Global Biodiversity Framework (GBF), con l’obiettivo “30×30”, mira a proteggere il 30% delle aree naturali mondiali entro il 2030. Considerando che circa il 73% delle proprietà forestali globali è di proprietà pubblica, si prevede un aumento consistente delle aree protette. Ad esempio, nel 2022 la Svezia ha incrementato di circa 29.200 ettari le proprie zone forestali formalmente tutelate.
Sebbene attualmente solo circa il 21% delle foreste mondiali sia sotto qualche forma di tutela legale, questa spinta internazionale si tradurrà in iniziative locali di conservazione e gestione sostenibile.
Strumenti innovativi per il mercato dei crediti di carbonio sostenibili
Parallelamente, l’aumento delle preoccupazioni sul tema delle emissioni di carbonio ha portato a una crescente domanda di crediti di carbonio. Nonostante alcuni scandali legati ai progetti REDD+ (Reducing Emissions from Deforestation and Forest Degradation), circa il 50% dei crediti disponibili sul Mercato Volontario del Carbonio proviene da progetti forestali. Con quasi dieci anni di esperienza, attori come broker e acquirenti stanno affinando le tecniche di valutazione della qualità dei crediti, grazie anche al supporto di enti specializzati in monitoraggio, rendicontazione e verifica.
La selezione dei progetti si basa sempre più su criteri di impatto globale, che considerano non solo le emissioni di CO₂, ma anche i benefici per la biodiversità e le ricadute sociali. Standard consolidati come il Nature Framework di Verra stanno contribuendo a creare strumenti affidabili per finanziare progetti di alta qualità di riforestazione e conservazione.
L’importanza degli investimenti nella tutela forestale
Per contrastare efficacemente le minacce alle foreste, è necessario investire tra 70 e 160 miliardi di dollari all’anno a livello globale, ma attualmente si copre appena il 2% di questa cifra. Solo per rispondere alla domanda globale di prodotti in legno, si stimano investimenti annuali di circa 50 miliardi di dollari.
La principale difficoltà consiste nell’individuare fonti di finanziamento sostenibili che possano sostenere pratiche di gestione forestale rigenerativa, utilizzando strumenti come i crediti di carbonio e i pagamenti per i servizi ecosistemici (i cosiddetti “PES” ovvero Payment for Ecosystem Services). Questi ultimi, ancora poco diffusi, favoriscono la compensazione degli sforzi di chi si impegna a preservare o migliorare lo stato di salute delle foreste, incentivando pratiche sostenibili come l’approvvigionamento responsabile di gomma naturale.
Come accelerare la diffusione di progetti forestali sostenibili
Per favorire e promuovere pratiche forestali rigenerative, è fondamentale individuare tempestivamente modalità di finanziamento che superino i tre principali ostacoli – sociali, economici e ambientali – e allo stesso tempo concentrarsi sul miglioramento della trasparenza e della gestione del rischio.
Tecnologie avanzate come il telerilevamento e le immagini satellitari consentono di monitorare con precisione lo stato delle foreste, di identificare le cause di cambiamento e di sviluppare sistemi di allerta precoce.
La piattaforma SWIFTT, promossa dal consorzio europeo omonimo, rappresenta un esempio di come l’innovazione tecnologica possa contribuire a prevedere e gestire rischi legati a incendi, tempeste e infestazioni.
Questi strumenti permettono di ottenere dati affidabili, fondamentali per ottimizzare le strategie di intervento e garantire la tutela delle foreste.
Il ruolo dell’assicurazione ambientale nella gestione del rischio climatico
In ultima istanza, è essenziale che investitori e gestori forestali collaborino strettamente per individuare le soluzioni più efficaci di mitigazione dei rischi climatici. L’assicurazione parametrica emerge come una soluzione innovativa, offrendo pagamenti rapidi attivati da soglie predefinite, per garantire risorse immediate in caso di danni agli ecosistemi.
Un elemento chiave per il settore assicurativo consiste nel collegare l’adattamento climatico con l’assicurazione ambientale, affinché i progetti più resilienti siano coperti con soluzioni sostenibili in termini di costi. Nel quadro del progetto di ricerca PIISA, AXA Climate sta sviluppando iniziative in Germania e in Portogallo, rispettivamente, sulla modellizzazione dei rischi biotici e abiotici e sull’integrazione delle strategie di adattamento nel pricing delle polizze contro gli incendi boschivi.
Comprendere e mitigare i rischi climatici rappresenta un primo passo importante per una gestione sostenibile delle foreste, grazie a strumenti già disponibili che favoriscono il dialogo tra investitori e gestori.
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