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Dipendenza da smartphone

Dipendenza da smartphone

La tecnologia ha reso la nostra vita più facile anche se a caro prezzo.
Si parla di una vera e propria dipendenza da smartphone, per la quale esiste anche il ricovero ospedaliero, ma è ormai realtà che sempre più persone siano affette da nomofobia, termine con il quale si indica la paura di restare senza connessione in mobilità. Questa però non è l’unica conseguenza di un uso esagerato della tecnologia.

Uno studio del Georgia Institute of Technology ha dimostrato, per esempio, che 9 persone su 10 soffrono della sindrome da vibrazione fantasma che porta a pensare erroneamente che il cellulare stia vibrando in tasca. Un fenomeno che si verifica quando il telefonino diventa una parte integrante del proprio corpo come succede con gli occhiali che spesso ci si dimentica di indossare. L’unica differenza è che, chi possiede uno smartphone, difficilmente se ne dimentica anzi, spesso, non riesce ad allontanarsi dal suo cellulare per più di 20 centimetri.

Secondo il rapporto Coop del 2016 il 70% degli italiani tra i 18 e i 44 anni controlla lo smartphone come prima azione della giornata, mentre sono il 63% quelli che lo guardano prima di addormentarsi.

Mquali sono i pericoli ai quali andiamo incontro se non stacchiamo mai gli occhi dallo schermo?

PER STRADA

Secondo i dati raccolti dal rapporto 2017 sulla sicurezza stradale di Dekra Italia il 90% degli incidenti automobilistici è colpa dei comportamenti sbagliati delle persone, riconducibili, nell’80% dei casi, all’uso dello smartphone. Questo significa che 3 incidenti stradali su 4 sono causati da distrazione, sempre più per colpa del cellulare.

Guardare il telefono vuol dire distrarsi, e guidare bendati, per 10 secondi, nei quali un’auto percorre all’incirca 110 metri.

Utilizzare il cellulare alla guida è vietato dal codice della strada (https://bit.ly/2GQzkk8) ma purtroppo, gli incidenti stradali non riguardano solo gli automobilisti ma anche i nuovi pedoni chiamati “smombie” o “petextrians”, un termine nato dalla crasi tra due termini inglesi “pedestrians” e “text” per indicare appunto coloro che camminano mandando un messaggio. Sempre connessi, faticano a riporre in tasca il cellulare e avanzano con lo sguardo fisso sullo schermo, cercando di evitare con la coda dell’occhio eventuali collisioni con gli ostacoli presenti sul loro cammino. Il problema non è certo nuovo.

Nel 2011, in un report dedicato alla sicurezza stradale e all’uso dei telefoni cellulari da parte dei guidatori, l’Oms aveva dimostrato che anche per chi è a piedi «la distrazione cognitiva derivante dall’uso del telefono cellulare riduce la consapevolezza delle situazioni e aumenta i comportamenti pericolosi, esponendoli ad un rischio maggiore di infortuni stradali». E se fin qui, in caso di incidente, si riconosceva la colpa del guidatore, oggi è sempre più chiaro che anche il pedone gioca la sua parte.

A CASA

Gli incidenti domestici sono notoriamente diffusi e pericolosi, specie tra gli anziani e le donne (https://bit.ly/2IboqWz). Le nuove tecnologie stanno cambiando la vittima tipo. Già nel 2015 un’indagine condotta per la Accident Awarness Week britannica ha dimostrato che i danni alle persone riconducibili all’uso della tecnologia sono in aumento dell’84% proprio nella fascia tra i 16 e i 24 anni. Nei primi posti della classifica degli incidenti più comuni troviamo con il 60% le contusioni provocate dal telefono sbattuto in faccia a letto, e con il 30% le cadute accidentali inciampando nel filo di ricarica di un qualche apparecchio elettronico.

SUL POSTO DI LAVORO

 Anche la nostra vita lavorativa risente dell’uso degli smartphone. In media, veniamo interrotti ogni 180 secondi da una notifica, senza contare le volte che controlliamo lo schermo per vedere se qualcuno ci ha scritto. Uno studio Microsoft ha rilevato che, una volta interrotti da una notifica, i lavoratori impiegano 24 minuti per tornare proficuamente al compito sospeso. Le distrazioni, in totale, consumano il 28% della nostra giornata con la conseguenza che ci ritroviamo a lavorare due ore in più per recuperare il tempo perso tra notifiche, gruppi WhatsApp, mail e conferenze call.

SULLA VITA SOCIALE

L’impatto più forte è sicuramente quello sulla vita sociale. In un’epoca nella quale siamo sempre più connessi, ci sentiamo sempre più soli come dimostrano le ricerche fatte. Uno studio della University of San Diego ha rivelato che l’81% degli utenti interrompe le conversazioni o i pasti per controllare il dispositivo, una ricerca Cisco rivela che 3 utenti su 5 trascorrono più tempo libero con lo smartphone che con il proprio coniuge e, secondo l’Associazione Avvocati Matrimonialisti Italiani, il 40% delle cause di separazione e divorzio è causato da WhatsApp, usato come prova dell’infedeltà. E tra gli iGen, la generazione post Millenials (nati tra il 1960 e il 1980) che è cresciuta senza sapere come fosse la vita senza social network, i risultati sono ancora più allarmanti: i dati dicono che gli iGen hanno più tempo libero rispetto agli adolescenti della generazione precedente, ma lo passano al cellulare nella loro stanza. Tra le conseguenze della cosiddetta “età degli schermi” c’è la riduzione dell’attenzione, i disturbi del sonno e la depressione che, nei casi più estremi, porta anche a sviluppare istinti suicidi.

Scritto da:Newsroom

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