Intervista a Mattia Andreoni
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Intervista a Mattia Andreoni

#OGGIPARLIAMOCON Mattia Andreoni dell’Agenzia Assiba S.r.l. di Milano, per scoprire attraverso un percorso fatto di ricordi, valutazioni e progetti, la persona che si nasconde dietro al professionista. Buona lettura. 

#OGGIPARLIAMOCON Mattia Andreoni dell’Agenzia Assiba S.r.l. di Milano, per scoprire attraverso un percorso fatto di ricordi, valutazioni e progetti, la persona che si nasconde dietro al professionista. Buona lettura. 

Nome? 

Mattia Andreoni

Agenzia? 

Assiba S.r.l. di Milano Mecenate

Soci? 

Siamo in 2: io e il mio socio Giuseppe Boccuzzi.  

Da quanti anni fai l’agente assicurativo? 

Sono agente dal 2017. Prima ero un broker. Avevo una società di brokeraggio che poi ho venduto.  

Che lavoro volevi fare “da grande”? 

Da piccolo volevo fare o la guardia forestale o l’imprenditore perché amavo avere delle idee e poterle mettere in pratica. Alla fine ho fatto l’imprenditore perché, oltre all’agenzia, gestisco una società che si occupa di acquisto di negozi e capannoni, cambio di destinazione d’uso, frazionamento e rivendita di loft di livello alto. 

Quando hai capito che questo era il tuo mestiere? 

Quando sono uscito dall’università dopo una lezione di giurisprudenza, mi sono guardato intorno e mi sono accorto che c’erano più avvocati, o aspiranti tali, che macchine parcheggiate. Lavoravo già per un’agenzia assicurativa come subagente e ho capito che questo era il settore che mi avrebbe dato più opportunità e la possibilità di realizzare il mio sogno di diventare un imprenditore. Ho fatto l’esame di stato, l’ho superato, ho aperto la mia società di brokeraggio, l’ho venduta a una società molto più grande e sono diventato agente perché volevo indossare una maglia. Vengo dalla pallanuoto: per me il gioco di squadra è molto importante e da broker mi sentivo un po’ solo. Quando ho aperto la mia agenzia l’ho voluta differenziare dalle altre e per farlo ho sfruttato il mio passato da studente universitario, soprattutto le mie lezione di economia, e da broker. Ogni agenzia, nel suo piccolo, vendendo le polizze, contribuisce a determinare gli andamenti della compagnia assicurativa che rappresenta. Il mio obiettivo è sempre stato quello di vendere così tante polizze da determinare gli andamenti, non dico della compagnia, ma per lo meno della mia area. Per realizzare questo obiettivo ho dovuto ragionare come la grande distribuzione. Ho iniziato a lavorare su larga scala coinvolgendo nel mio progetto anche i broker che so, per esperienza personale, hanno molte difficoltà a lavorare con le agenzie che li vedono come dei problemi. Io, al contrario, considero la rete di broker come un’opportunità: ho deciso quindi di non vendere in prima persona ma di crearmi la mia squadra di broker che mi ha permesso di arrivare a numeri che da solo non sarei mai riuscito a raggiungere e di presentarmi sul mercato con un’offerta più vantaggiosa rispetto ai competitors. 

Oltre a essere un agente assicurativo sei anche? 

In me convivono l’anima ribelle e impulsiva e quella più riflessiva e razionale. Sono uno sportivo, oltre alla pallanuoto, pratico pugilato e vado a cavallo, con la monta all’americana, tutti i giorni. Oltre a questo amo leggere e scrivere: per gioco ho scritto un romanzo che ho pubblicato e, per tre settimane, è stato tra i libri più venduti su Amazon. 

Cosa ti fa sentire davvero “protetto”? 

Niente! Ho un’estrema paura del futuro in generale e quindi continuo a combattere tutta la vita per il domani. Purtroppo non si può controllare il futuro  e quindi sto cercando di lavorare su me stesso e sull’oggi perché, per il ruolo che ricopro, ho un’ansia del controllo gigantesca. Infatti ho sottoscritto tantissime polizze assicurative e ogni anno le rivedo e controllo. 

Qual è il rischio più grosso che hai corso? 

Il rischio è parte della vita di un imprenditore e ci devo fare i conti ogni giorno, ma non mi spaventa, anzi. È una sfida che ricerco anche negli incontri di pugilato o nel domare un cavallo.  

Qual è il tuo superpotere nel tuo lavoro? 

Mi faccio vedere per come sono: non sono un fenomeno, non sono un genio, sono solo un ragazzo che ha provato a vedere il mondo in modo diverso e che si mette in gioco mostrandosi senza filtri. Anche il mio team è così: ho voluto scegliere collaboratori tutti under 30 privi di cultura assicurativa. Sono stati formati da zero, e hanno appreso il nostro modo di fare questo mestiere. 

Perché un cliente dovrebbe affidarsi a te? 

Per il nostro superpotere: perché non siamo invincibili ma facciamo di tutto per esserlo. Non ti garantiamo che non sbagliamo mai, ma ti garantiamo che, dopo aver sbagliato la prima volta, non sbagliamo più. Ogni sera noi abbiamo una chat nella quale ci chiediamo cosa abbiamo fatto di buono nella giornata e che cosa invece avremmo potuto fare meglio. 

Descrivi la tua città in 3 parole 

Milano è ricca di opportunità, sveglia e poliedrica.

Hai un posto del cuore della tua zona/paese/città? Quale? 

Sono cresciuto sui Navigli ma purtroppo quei Navigli non esistono più. Mi ricordo che scendevo con mia nonna e andavo dal salumiere sotto casa. Oggi hanno perso quell’anima di paese che mi piaceva tanto e che per fortuna ho ritrovato a Melegnano, nel paese di mia moglie dove sono andato a vivere. 

Qual è il momento più bello della giornata in agenzia? 

Quando stiamo tutti insieme. Facciamo riunione quasi tutti i giorni in pausa pranzo. È un momento di confronto e di amicizia. 

Quell’oggetto di cui non puoi fare proprio a meno… 

Un libro, perché leggo tantissimo. Approfitto dei tempi morti per rilassarmi leggendo un bel libro. 

Com’è cambiata la tua professione dall’inizio a oggi? 

Non è cambiata: sono io che ho dovuto combattere per mettere in pratica ciò che avevo in testa perché, essendo così diverso dai luoghi comuni, ho trovato molta resistenza nel far capire che, se si vogliono fare grandi numeri, non bisogna vendere le polizze ai singoli clienti ma bisogna ragionare su larga scala, dislocando la propria forza lavoro a raggera, proprio come fa la grande distribuzione. 

Tra gli strumenti digitali che la tua azienda ti mette a disposizione quali sono quelli che preferisci? 

La firma digitale OTP perché fa fronte alla mia ansia del futuro. Grazie alla firma digitale OTP, in caso di controllo da parte di qualsiasi ente governativo o della compagnia assicurativa stessa, è tutto incontrovertibile ed è più difficile fare errori.  

Quanto usi i social nella tua professione? 

Tanto: utilizziamo LinkedIn per fare recruitment, Facebook e Instagram per creare engagement dei clienti. Fino a poco tempo fa avevo un ragazzo che si occupava solo di social media e comunicazione. Oggi quel ruolo è attualmente scoperto ma spero di trovare al più presto il giusto sostituto. 

Come vedi la tua agenzia tra 10 anni?  

Il nostro lavoro sicuramente cambierà. Dovremo diventare sempre più grandi e sempre più strutturati per far fronte ai cambiamenti del mercato che faranno sparire i poli più piccoli, quelli cioè con un fatturato inferiore ai 4 milioni di euro. 

Che consiglio daresti a chi vuole diventare un agente assicurativo? 

Di guardare il mondo da un punto di vista diverso, di imparare da tutti ma di non seguire nessuno. 

Se fossi un colore quale saresti? 

Azzurro perché questo mondo non mi basta e l’azzurro è il colore dell’oltre: del mare, del cielo, dell’infinito. 

Ascolta dalle parole di Mattia gli highlight dell’intervista!

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Scritto da: Newsroom a

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